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I modi possibili di introdurre l'App e di come bloccare la sua diffusione

Una volta che i primi sintomi dell'infezione vennero osservati nei suini (temperatura 41.5 ºC, tosse, mancanza di appetito), i reparti furono bloccati e si permise unicamente di entrare dall'esterno...

Introduzione

Actinobacillus pleuropneumoniae (App) è l'agente eziologico della pleuropolmonite suina, una malattia altamente infettiva, spesso fatale. La via principale di propagazione è per contatto diretto da suino a suino o per aerosol a brevi distanze. Anche se alcuni autori (Desrosiers, 2004; Kristensen, 2004) hanno pubblicato prove che la trasmissione aerogena tra allevamenti è possibile, ma rara. L'obiettivo del presente studio fu seguire la propagazione dell'infezione da sierotipo 2 dell'App in un piccolo allevamento di suini. Vale la pena sottolineare che in Polonia il sierotipo 2 è uno dei più predominanti, oltre al 6 ed al 9.

Descrizione dell'allevamento

Nell'agosto del 2009 si infettò un allevamento a ciclo chiuso (240 scrofe) al alto stato sanitario, con il sierotipo 2 dell'App. L'allevamento era indenne dalle principali malattie, inclusa la PRRS, polmonite enzootica, App ed altre. L'allevamento era costituito da due edifici a 40 m uno dall'altro, senza l'esistenza di connessioni dirette tra di loro. L'allevamento disponeva di docce ed offriva la possibilità del cambio di vestiario e stivali, però solo per le persone che lavoravano con i suini, all'interno dell'allevamento. Un edificio era dedicato ai suini all'ingrasso, gestito a tutto pieno-tutto vuoto per reparto e l'altro alloggiava le scrofe ed i suinetti fino a 7 settimane di vita.

Figura 1: Capannone d'ingrasso; capannone delle scrofe dietro della parte superiore destra: porta d'entrata alle sale esterne sulla parete.
Figura 1: Capannone d'ingrasso; capannone delle scrofe dietro della parte superiore destra: porta d'entrata alle sale esterne sulla parete.

L'edificio da ingrasso consisteva di 4 reparti-sale, divisi ognuno in due box con capacità per 45 suini ognuno.

Descrizione del caso

L'infezione entrò in una delle sale esterne dell'edificio destinate ai suini da ingrasso, che stava fisicamente separata dal resto dell'edificio attraverso un solido muro. Una volta che vennero osservati i primi sintomi dell'infezione nei suini (temperatura 41,5 ºC, tosse, mancanza d'appetito) venne chiuso l'accesso a queste sale e venne permesso unicamente di entrare in queste dall'esterno (figura 2).

Figura 2: Schema del capannone d'ingrasso e modifica delle entarte. 
Figura 2: Schema del capannone d'ingrasso e modifica delle entarte. 

Figura 3: Capannone d'ingrasso
Figura 3: Capannone d'ingrasso

Tutti i suini di questa sala furono trattati immediatamente con tetraciclina in acqua, durante 7gg consecutivi. Immediatamente vennero introdotte misure aggiuntive di biosicurezza (personale differente, doccia indipendente, vestiario e stivali differenti). Dopo la diminuzione dei segni clinici e superato il tempo di sospensione stabilito per l'antibiotico, tutti i suini della sala colpita furono inviati al macello.

Diagnosi

Basandoci sul quadro clinico (febbre alta, tosse, mancanza d'appetito), venne introdotto immediatamente il trattamento con tetraciclina in acqua. La diagnosi di laboratorio iniziò dopo la riduzione dei segni clinici e la sospensione dell'antibiotico. Va sottolineato che non vi furono morti. Tutti i suini furono inviati al macello. Vennero effettuati controlli al momento della macellazione e vennero prelevati campioni da 15 suini selezionati a caso con lesioni polmonari per le analisi con la PCR. Venne inviato tessuto polmonare colpito al laboratorio per la coltura dell'App.

Procedimenti

I box svuotati furono sottoposti a fumigature con un disinfettante ad azione virulicida, battericida, fungicida e sporicida, lasciandolo per 5gg. Il pavimento fu trattato con un disinfettante a base di glutaraldeide e si lasciò asciugare completamente. L'obiettivo di questo procedimento era limitare il livello di infezione il massimo possibile prima di pulire (minimizzando il livello delle polveri). Dopo 5gg tutta la struttura fu pulita, lavata, disinfettata, aciugata e si attesero 30gg prima di introdurre nuovi suini. Vennero effettuate osservazioni cliniche dei suini delle altre 3 sale e venne somministrato loro tetraciclina nell'acqua durante 7gg consecutivi come prevenzione. Da ogni box vennero selezionati 15 suini a caso per la sierologia. Durante le successive 8 settimane tutti i suini del primo edificio furono gradualmente inviati al macello. Vennero prelevati gangli per la PCR da 5 suini/box selezionati a caso. Nel frattempo, vennero implementate molte misure di biosicurezza per evitare la contaminazione dell'edificio dove erano alloggiate le scrofe, come per esempio, differenti tipi di stivali e vestiario. Dieci suini sentinella, negativi nei confronti della App, furono introdotti nella zona dei riproduttori, permettendo loro il contatto narice con narice con i suini locali. Tutti i suini sentinella furono sottoposti ad esami sierologici 2 volte : 1 e 2 mesi dopo la loro introduzione. Trascorsi i 2 mesi dopo l'infezione, vennero prelevati campioni di sangue da 45 scrofe selezionate a caso per sottoporle ad analisi sierologiche. Per rilevare gli anticorpi contro il sierotipo 2 di App, venne utilizzato un ELISA LC-LPS (Swine-Check).

Risultati di laboratorio

Fu confermata l'infezione da App sierotipo 2 mediante la coltura delle lesioni polmonari dei suini provenienti dalla sala situata nel perimetro esterno. I suini di questa sala erano ammalati e mostravano i segni clinici tipici della pleuropolmonite. Il controllo al macello mostrò le lesioni tipiche dell'infezione da App (nei lobuli diaframmatici vi erano noduli simili ad ascessi) in 35 dei 52 suini. I 270 suini delle altre 3 sale furono progressivamente inviati al macello e non mostrarono alcuna lesione polmonare. La sierologia condotta nei suini selezionati a caso di ogni sala rivelò che tutti i risultati erano negativi per il sierotipi 2 dell'App. In totale, 90 suini furono sottoposti a campionamento per indagini sierologiche. Non vennero riscontrati segni clinici di problemi respiratori nelle scrofe e nei suinetti svezzati, nè nei suini sentinella. Le indagini sierologiche effettuate su 45 scrofe selezionate a caso dimostrarono che tutte erano negative per il sierotipo 2 di App. I gangli dei 15 suini della sala infetta diedero un risultato positivo alla PCR. I gangli dei suini delle altre 3 sale dell'edificio risultarono negativi alla PCR. I suini sentinella furono sottoposti a prove sierologiche, con risultato negativo, per il sierotipi 2 dell'App, trascorse 4 o 8 settimane dopo la loro introduzione.

Conclusioni

I risultati ottenuti mostrano chiaramente che l'App infetta i suini non esposti in precedenza, se vi è un contatto diretto con materiale contaminato. In questo caso particolare, la fonte dell'infezione fu molto probabilmente un membro del personale (fomiti) che aiutò nel procedimento del carico. Questa persona era stata contattata temporaneamente per aiutare nel procedimento del carico. Giornalmente lavorava nel suo proprio piccolo allevamento all'aperto con uno stato sanitario che si potrebbe qualificare come convenzionale. Disgraziatamente venne accettato che questa persona venisse ad aiutare, però senza esigere l'adempimento a certe condizioni di biosicurezza, difatti aiutò a caricare con gli stessi indumenti e stivali con i quali solitamente era solito accudire i propri suini. Non vi era una rampa di carico permanente ed i suini furono caricati usando una rampa mobile. Solo i suini del perimetro esterno si infettarono con il sierotipo 2 dell'App ed ovviamente anche i suini caricati si infettarono. Vale la pena segnalare che l'infezione non si estese a tutto l'edificio. Le rapide azioni implementate non appena furono rilevati i primi segni dell'infezione, permisero di proteggere i suini di tutte le altre sale di quell'edificio ed anche degli altri edifici (inclusa quella dove erano alloggiate le scrofe) dall'infezione da App.

Questo caso conferma le osservazioni fatte in precedenza che la trasmissione aerogena dell'App è possibile, ma limitata. Inoltre viene messo in risalto l'importanza delle misure di biosicurezza e della formazione di tutte quelle persone che entrano in un allevamento e, in secondo luogo, l'importanza di una buona osservazione giornaliera dei suini ed un'eccellente comunicazione tra il personale d'allevamento ed i veterinari. In questo caso, questo ha permesso l'implementazione rapida ed efficace di misure per contenere l'infezione ed eliminarla prima che si estendesse a tutto l'allevamento.

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