Giornata della Suinicoltura 13 novembre : intervista a Jeroen Dewulf

Martedì 29 Ottobre 2019 (1 mesi 7 giorni fa)
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Cremona, 13 novembre 2019

Hotel Palace - Ore 9

Lotta all'antimicrobicoresistenza, Europa a due velocità

Difficile stilare la classifica dei Paesi più virtuosi

Bologna, 28 ottobre 2019 - “L’impiego degli antimicrobici nella suinicoltura europea: i vantaggi di ridurne l’utilizzo”. È questo il titolo dell’intervento che Jeroen Dewulf, docente presso il Dipartimento di ostetricia, riproduzione e salute animale dell’Università di Ghent (Belgio), terrà alla prossima edizione della Giornata della Suinicoltura, organizzata da Expo Consulting srl, in programma il 13 novembre 2019 presso l’hotel Palace di Cremona a partire dalle ore 9.

Al centro dell'evento l’antimicrobicoresistenza e la redditività aziendale, due facce della stessa medaglia su cui si sta concentrando l’attenzione di tutto il mondo scientifico internazionale.

Professor Dewulf, qual è la situazione negli allevamenti suinicoli europei?

“Molto variabile, ed è impossibile riuscire a fornire un quadro sintetico con pochi numeri e/o in termini generali perché esiste una grande differenza tra allevamenti e tra Paesi produttori. Possiamo però affermare che laddove l’impiego di antimicrobici è particolarmente elevato, maggiore è il livello di resistenza, un fenomeno purtroppo in crescita, perché una volta che i batteri resistenti si instaurano nella popolazione animale la loro scomparsa richiede un processo molto lento”.

Quali sono gli aspetti più critici di questo fenomeno?

“Come dicevo prima, maggiore è l’impiego di antimicrobici maggiore è il livello di antimicrobicoresistenza. Questo presuppone la necessità di individuare mezzi e strategie che ne limitino l’utilizzo. Un percorso che può avvenire attraverso l’ottimizzazione della razione alimentare, delle condizioni di vita del suino, della biosicurezza. È quindi necessario creare condizioni in cui le malattie possono essere prevenute. Per raggiungere questo obiettivo non esistono ricette magiche, ma solo una combinazione ragionata ed efficace di misure e sforzi continui”.

Quali Paesi europei hanno raggiunto un livello soddisfacente nel contenimento dell’utilizzo di antibiotici nelle loro aziende suinicole?

“La variazione di utilizzo di antimicrobici in Europa è enorme. In alcuni Paesi, principalmente quelli Scandinavi che hanno affrontano il problema diverso tempo fa, l’impiego è molto ridotto ma in altri, soprattutto quelli situati nell’Europa meridionale e orientale, il consumo è ancora elevato. Questo testimonia che la situazione è molto diversificata. Attualmente non esistono linee guida che forniscono indicazioni su quale sia un livello accettabile di consumo e quindi è anche impossibile individuare i Paesi che hanno già raggiunto questo livello. Di certo stiamo parlando di un processo che per raggiungere risultati di rilievo ha bisogno di parecchi anni”.

Quali sono, se esistono, le percentuali raggiunte nei Paesi più virtuosi?

“È difficile rispondere a questa domanda. Esistono realtà dove comunque sono già state raggiunte riduzioni oscillanti dal 50% al 70%”.

Esistono obiettivi che l’Europa intende raggiungere nei prossimi 5-10 anni?

“No. Siamo in una fase in cui ogni Paese, sulla base delle sue rispettive verifiche, deve essere in grado di approntare politiche di contenimento nell’utilizzo di antimicrobici capaci di contrastare e limitare la diffusione del pericoloso fenomeno legato all’antimicrobicoresistenza”.

Expoconsulting - ottobre 2019

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