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Fabbisogni di VitD nei riproduttori, con particolare attenzione alla fonte ed ai livelli

E' stato osservato come i trattamenti dietetici di ≥ 800 UI/kg di mangime hanno mostrato effetti benefici nelle scofe in termini di contenuti minerali ossei e di resistenza alle rotture.

4 Marzo 2014
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Nella nutrizione dei suini poco si sa sui fabbisogni di vitamine nei processi riproduttivi e la salute delle ossa, specialmente per la vitamina D. La supplementazione con vitamina D normalmente si fa mediante la sua aggiunta nel mangime come colecalciferolo (vitamina D3), che è trasportata al fegato ed idrossilata come 25-idroxicolecalciferolo [25(OH)D3]. Questo metabolita si trova già disponibile sul mercato per la nutrizione suina. Da un'altro lato, recentemente, i fabbisogni ufficiali di vitamina D per le scofe gestanti e lattanti sono passati da 200 agli 800 UI di VitD/kg nel mangime.

L'obiettivo di questo studio è stato rivedere i principali risultati di uno studio pubblicato che ha contribuito a far luce sul problema, e porlo nel contesto della letteratura esistente. In questo studio sono stati realizzati test con dosi- risposta con 4 dosi tanto di vitamina D3 che come 25OHD3 in riproduttori, in 2 distinti esperimenti. 1.160 scrofette furono alimentate dal 1° estro e fino al 28° giorno di gestazione con una dieta con una delle seguenti fonti e concentrazioni di VitD: 200, 800, 1400 o 2000 UI/kg di colecalciferolo o i corrispondenti livelli di 5, 20, 35 o 50 mg/kg di 25OHD3 (Hy•D). Nell'esperimento 2, 160 scrofe pluripare furono alimentate con gli stessi 8 trattamenti dietetici dell'Exp. 1 dal giorno della copertura fino allo svezzamento.

Si osservò come i trattamenti dietetici di ≥ 800 UI di vitD/kg di mangime hanno mostrato effetti benefici nelle scofe in termini di contenuto minerale osseo e di resistenza alle rotture, una diminuzione del numero dei nati morti ed un maggior livello nel plasma di vitamina D in comparazione con i trattamenti dietetici di 200 UI/kg di mangime. Inoltre, l'uso di Hy•D portò a maggiori concentrazioni nel plasma del 25(OH)D3 quando furono alimentati con quantità uguali (in peso) di vitamina D3 , però dipendeva dal livello della prova. Al di sopra di 200 UI/kg di mangime di 25OHD3 portò a maggiori concentrazioni nel plama rispetto alla vitamina D3, potendola considerare come una fonte dietetica equivalente o addirittura più vantaggiosa della vitamina D.

Lauridsen C. Establishment of the 2012 vitamin D requirements in swine with focus on dietary forms and levels of vitamin D. J Anim Sci. 2014 Jan 7. [Epub ahead of print].

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