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Pareggiamento: quello che è bene per i piccoli, può non esserlo per i grossi...

Josep Gasa e José Casanovas commentano le implicazioni pratiche dello studio che indaga sulle conseguenze del pareggiamento per peso o per numero alla nascita e del consumo di mangimi sottoscrofa...

Venerdì 22 Giugno 2018 (1 anni 3 mesi 1 giorni fa)
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Articolo commentato

Huting, A. M. S., Almond, K., Wellock, I. and I. Kyriazakis. What is good for small piglets might not be good for big piglets: The consequences of cross-fostering and creep feed provision on performance to slaughter. 2017. J. Anim. Sci. 95:4926–4944. doi: 10.2527/jas2017.1889
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Commento

Tradizionalmente, la routine del pareggiamento in sala parto è volta a proteggere i suinetti piccoli, presupponendo che i suinetti grandi siano in grado di per sè di esprimere il loro potenziale.. Tra le varie operazioni, il pareggiamento e la somministrazione del sottoscrofa sono quelle più popolari. Questo studio inizia con scrofe che allattano 12 suinetti dopo il pareggiamento. Le adozioni vengono fatte per uguaglianza di peso: grandi (>1,5 kg) e piccoli (<1,25 kg) oppure pareggiando solo per numero, lasciando grandi con piccoli. Quando si pareggia per peso, si favoriscono le performance produttive dei piccoli, ma si riducono le performance di quelli più grandi... Questo tipo di management ha ripercussioni fino ai 165 gg di età; in ogni caso, indipendentemente dal sistema che usiamo, i suinetti che nascono piccoli, impiegano 4 giorni in più per arrivare al macello. Nelle figliate di suinetti grandi, quelli che allattano dalle mammelle posteriori cercano di compensare il deficit nutrizionale aumentando il consumo del mangime sottoscrofa, senza però riuscirci completamente. In effetti, durante la lattazione abbiamo maggior perdite per i suini grandi quando si fa il pareggiamento per peso, rispetto al pareggiamento per numero (10,4 vs 3,9%) e che si trascina fino alla fine dell'ingrasso.

Concludendo, fare il pareggiamento per peso riduce la variabilità dei suini perchè si favoriscono i suinetti piccoli, ma comporta un danno per i suinetti grandi, limitando il loro potenziale produttivo. Questo effetto si mantiene fino al macello ed in termini strettamente produttivi, sarebbe preferibile fare i pareggiamenti solo in base al numero, senza tenere in considerazione il peso. Tuttavia, dato che la sperimentazione è stata portata a termine in un allevamento sperimentale, ad alto livello sanitario, non possiamo estrapolare i risultati per gli allevamenti commerciali, che hanno livelli sanitari meno alti. Inoltre, il management non è sempre estrapolabile a quello che avviene in campo. In realtà, pareggiare i parti a 12, in un momento in cui la media di nativivi per parto in molti allevamenti è di 13 (BDporc 2016), sembra essere limitativo. Da un altro lato, il fatto che alcune figliate siano nate da parti indotti e che i pareggiamenti siano stati fatti al giorno "0" può influenzare i risultati. Converrebbe conoscere la percentuale di suinetti che rimangono con la propria madre dopo il giorno "0" per ogni gruppo, dato che lo spostamento può alterare la capacità di ingestione del colostro. In qualsiasi modo, i ricercatori aprono una porta interessante per quando riguarda non solo il numero di suinetti, che è importante, ma anche sulla loro qualità.

Riassunto dell'articolo commentato

Huting, A. M. S., Almond, K., Wellock, I. and I. Kyriazakis. What is good for small piglets might not be good for big piglets: The consequences of cross-fostering and creep feed provision on performance to slaughter. 2017. J. Anim. Sci. 95:4926–4944. doi: 10.2527/jas2017.1889

Gli importanti miglioramenti della prolificità delle scrofe ha portato ad un numero numerosissimo di suinetti, ma anche ad un aumento dei suinetti nati di basso peso. Le differenti strategie di management hanno come obiettivo ridurre la variabilità dei pesi ad ogni banda o lotto e l'influenza dei suinetti di basso peso; tuttavia, spesso si trascurano le conseguenze sui suini di peso più elevato.

Questo studio ha indagato sugli effetti delle diverse composizioni delle figliate, create attraverso i pareggiamenti e della somministrazione del mangime sottoscrofa sul comportamento in lattazione e sulle performance a breve e lungo termine per i suinetti di basso peso (≤1,25 kg) e per quelli a peso più elevato (1,50–2,00 kg). Sono stati realizzati pareggiamenti incrociati alla nascita per creare figliate con pesi omogenei (leggeri o pesanti; figliate UNIFORMI) e figliate con lo stesso numero di leggeri e pesanti (figliate MISTE); alla metà delle figliate si somministrò un mangime sottoscrofa e all'altra metà no; si usó un colorante verde per rilevare i suinetti che consumavano mangimi.

L'interazione tra la composizione della figliata ed il peso alla nascita (PN) influenzó il peso (P) dei suinetti allo svezzamento (P < 0,001): i suinetti nati leggeri erano più leggeri allo svezzamento nelle figliate MISTE e anche nelle figliate UNIFORMI (6,93 vs. 7,37 kg); però i suinetti nati pesanti hanno avuto una performance considerevolmente migliore nelle figliate MISTE (8,93 vs. 7,96 kg). Il guadagno di peso totale della figliata allo svezzamento (P = 0,565) non è stato influenzato dalla composizione delle figliate. La posizione dei capezzoli influenzò la performance dei suinetti pesanti al giorno 10 (P < 0,001), nelle figliate UNIFORMI i capezzoli a metà e posteriori furono svantaggiati per i suini pesanti. La somministrazione di mangimi non influenzò il peso allo svezzamento (P > 0,05) indipendentemente dal peso alla nascita. Tuttavia, la composizione della figliata influenzò significativamente il consumo giornaliero di sottoscrofa (P = 0,046) ed il colore delle feci (P = 0,022), essendo i suinetti pesanti delle figliate UNIFORMI quelli che più hanno consumato sottoscrofa , con più feci verdi. Inoltre, i pochi suinetti delle figliate UNIFORMI dei suinetti pesanti furono classificati come non- consumatori di mangimi (P = 0,002). Il vantaggio del peso dei pesanti allo svezzamento quando venivano da figliate MISTE e UNIFORMI, rispettivamente , si mantenne per tutto il periodo produttivo.

Concludendo, ridurre la variabilità del P all'interno delle figliate UNIFORMI fu benefico per i nati con peso leggero, ma non per quelli pesanti che hanno avuto uno svantaggio fino al macello. Anche se i pesanti delle figliate UNIFORMI hanno consumato più mangimi, non fu sufficiente per superare lo svantaggio degli accrescimenti rispetto ai suinetti pesanti rimasti nelle figliate MISTE.

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