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Studio della flora batterica presente sulla pelle delle ghiandole mammarie e nel colostro

La mastite causata da coliformi nelle scrofe , come fattore nelle sindromi da disgalassia post parto, rappresenta un complesso di malattie di grande importanza economica di origine polifattoriale.

Giovedì 6 Ottobre 2011 (7 anni 10 mesi 18 giorni fa)
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La mastite causata da coliformi nelle scrofe , come fattore nelle sindromi da disgalassia post parto, rappresenta un complesso di malattie di grande importanza economica di origine polifattoriale. La flora batterica patogena non solo è presente nell'ambiente, ma è anche presente sulla pelle degli animali. Questo studio aveva come obiettivo determinare e quantificare la flora batterica della pelle e quella presente nel colostro in campioni raccolti da animali che presentavano ghiandole mammarie clinicamente sane. Finora non sono stati fatti studi su questo tema specifico.

Materiale e Metodi: 8 scrofe ibride oggetto dello studio erano alloggiate presso l'allevamento sperimentale dell'Istituto di Zootecnia Animale della Università Christian.Albrechts di Kiel. L'allevamento ha in totale 120 scrofe da riproduzione (media parto 2,5). Il parco riproduttore è vaccinato per il controllo del Mycoplasma e della PRRS. Lo svezzamento avviene a 28 giorni, e si esegue lavaggio e disinfezione degli ambienti tra lotti di 8 scrofe per sala. Il pavimento è parzialmente grigliato e non si offre paglia. Le dimensioni della gabbia sono di 2.47 m x 1.75 m e sono regolabili secondo la dimensione della scrofa. Tutte le scrofe oggetto di studio non presentarono segni clinici di malattia o febbre, e nessuna scrofa ha presentato posteriormente ai prelievi segni di mastite. Su 6 scrofe il prelievo è stato fatto su tutte le ghiandole mammarie, invece su 2 animali non tutte le ghiandole sono state prelevate dovuto al comportamento della scrofa. I tamponi sono stati fatti in una zona ben delimitata con un pennarello ( 10 cm di diametro) , con il capezzolo servendo da punto centrale. Il tampone in cotone è stato previamente umidificato con soluzione isotonica salina sterile, in seguito è stato preservato su terreno Amies (Transwab; Medical Wire and Equipment, Corsham, Wiltshire, England). La raccolta del colostro è stata fatta prima della poppata dei suinetti e senza l'iniezione di ossitocina. Il colostro è stato raccolto da tutte le ghiandole mammarie, eccetto per 19 di queste dovuto al comportamento della scrofa. Prima della raccolta, le ghiandole sono state lavate con sapone e disinfettate, le prime goccie di colostro sono state scartate ed in seguito è stato prelevato su tubi sterili. In tutto , sono stati raccolti 96 tamponi della pelle e 77 campioni di colostro.

Le analisi batteriologiche e statistiche sono state eseguite per ogni scrofa e per ogni ghiandola mammaria per i 77 campioni corrispondenti di pelle e colostro. Tutti i tamponi sono risultati positivi , con 496 isolamenti con 5,2 isolati per campione in media.

Solamente 3 tamponi, della stessa scrofa, sono stati negativi per Staphylococcaceae. Sono stati isolati da 1 a 5 differenti specie di Staphylococcaceae sui restanti tamponi, con una media di 2,7 tipi di Staphylococcus per campione. Staphylococcaceae sono stati gli isolati più frequenti (50,4% su tutti i tamponi), con dominanza dello Staphylococcus simulans . Sono stati isolati anche Streptococcaceae in 61 dei 96 tamponi (63,5% dei tamponi e di 14,1% degli isolamenti), la specie dominante è stata Aerococcus viridans . Sono stati isolati anche 7 specie di enterobatteri su 64 dei 96 tamponi (66,7% di tutti i tamponi e , 19,4% degli isolamenti), la specie dominante fu Escherichia coli .

Per i campioni di colostro, 16 dei 77 campioni (20,8%) sono risultati negativi, mentre 61 ossia 79,2% sono stati positivi, con un totale di 122 ceppi e 2 isolamenti per campione positivo. Staphylococcaceae fu il genere più frequente (54,1%) tanto nel colostro come sulla pelle, e la specie dominante fu S. simulans . La famiglia Streptococcaceae rappresentò il 30,3%, e la specie dominate il S. viridans . Invece gli enterobatteri sono stati isolati in solo 4 campioni di colostro (3,9% di tutti gli isolamenti), con E. coli come specie dominante.

La diferenza tra il numero totale di isolamenti batterici della pelle e del colostro fu significativa, con maggior numero di isolamenti avvenuti dai tamponi dermali. La correlazione invece tra isolamenti dalla pelle e dal colostro in 35 dei 61 campioni positivi fu del 57,4%, almeno una delle specie isolate sulla pelle è stata ritrovata anche nel colostro della ghiandola corrispondente. 54 degli isolamenti ottenuti dal colostro delle 122 specie totale isolate (44,3%) si trovarono nella pelle della ghiandola corrispondente. Questa correlazione fu evidentemente chiara nel caso del S. stimulans (13 delle 54 specie; 24,1% )e Staphylococcus warneri (12 delle 54 specie; 22,4%). Senza dubbio , l'analisi delle coppie pelle-colostro per ogni scrofa non ha dimostrato nessuna correlazione significativa tra le famiglie di batteri della flora della pelle e quella presente nel colostro.

Questo studio dimostra molto chiaramente che esistono molti tipi di batteri presenti sia sulla pelle che nel colostro di scrofe clinicamente sane, e che la famiglia Staphylococcaceae e gli enterobatteri, incluso l'E. coli, possono essere presenti in forma transitoria sulla pelle delle ghiandole mammarie. Inoltre, i risultati di laboratorio dei campioni di colostro indicano che la flora batterica diverge tra le ghiandole mammarie individualmente. Non solo, i risultati della coltura dei campioni di colostro indicano che la flora batterica può essere diversa tra le ghiandole mammarie della stessa scrofa. Per rendere più chiara la possibile correlazione tra la flora batterica presente nella pelle e nel colostro e la possibile comparsa di casi di mastite clinica, è necessaria la realizzazione di ulteriori studi che prendano in considerazione la flora batterica quantitativa a campione di scrofe sane e di scrofe con mastite clinica.

Kemper N, Preissler R. Bacterial flora on the mammary gland skin of sows and in their colostrum. J Swine Health Prod. 2011;19(2):112?115.

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