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Management strategico in scrofette da rimonta per il controllo della PRRS

Il risultato di questo tipo di management della rimonta a livello aziendale è la minimizzazione delle perdite economiche potenzialmente causate dalla PRRS.

Lunedì 16 Settembre 2013 (6 anni 1 mesi 4 giorni fa)
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Dopo la comparsa della PRRS in una scrofaia è frequente osservare perdite riproduttive e aumento della mortalità (Loula, 1991). Dopo alcuni mesi, i parametri riproduttivi tornano alla normalità , dopo di che esiste una coesistenza di subpopolazioni infette e non infette che mantiene la trasmissione virale in allevamento (Dee et al., 1996). Il virus può replicarsi sia nelle nullipare negative che nelle nullipare già infette in precedenza, se queste fossero mescolate con soggetti eliminatori (Figura 1). Questa dinamica provoca il continuo svezzamento di suinetti viremici che possono mostrare segni clinici dopo il mescolamento e la caduta degli anticorpi materni. Gli svezzamenti con infezione attiva rappresentano un rischio per la reinfezione del parco riproduttori o di allevamenti vicini. Gli studi economici indicano che la maggior parte del costo associato alla PRRS si produce nei suinetti in svezzamento e non nelle scrofe (Neumann et al., 2005; Holtkamp et al., 2011).

Figura 1. Meccanimsmo di perpetuazione dell'infezione da PRRSV in una scrofaia

eccanismo di perpetuazione del PRRS in scrofaia

Nei paesi dove si è raggiunto una consapevolezza dell'impatto economico della malattia, l'obiettivo è la standardizzazione come controllo della PRRS, con la produzione continua di suinetti svezzati negativi, non viremici.La American Association of Swine Veterinarians (AASV) ha attivato un comitato che ha come leader il Dr.Holtkamp e Polson nel 2011 per lo sviluppo di una terminologia comune di classificazione degli allevamenti secondo lo status di infezione da PRRSV. La classificazione descritta consiglia la definizione degli allevamenti come Positivi (categoria I) a Negativi (categoria IV) durante il processo di stabilizzazione o eliminazione. Un allevamento è definito come stabile (categoria II) quando i campioni di sangue di almeno 30 suinetti prima dello svezzamento, analizzati attraverso PCR in pool da 5, sono negativi per quattro volte consecutive a scadenza mensile (120 campioni di siero = 24 test PCR distribuiti omogeneamente per 90 giorni). Una volta raggiunta la stabilità, le scrofette negative a ELISA possono essere mescolate con la popolazione di base positiva o infetta con relativamente pochi rischi di rotture. Se 60 scrofette sono negative per ELISA , individualmente, dopo 2 mesi dall'introduzione nella scrofaia, si può definire questo allevamento come Provvisoriamente Negativo (Categoria III). Quando tutte scrofe originalmente infette (ELISA positive) sono state rimpiazzate (“rolled-over”) da scrofette ELISA-negative senza evidenza di infezione, l'allevamento può essere classificato come Negativo (categoria IV).

Per eliminare il PRRSV dagli allevamenti è stato proposto il metodo del depopolamento dei suini infetti e ripopolamento con suini negativi e quello di "analisi ed eliminazione"; comunque, il procedimento più redditizio per eliminare il virus è la chiusura dell'allevamento o riempire-chiudere-omogeneizzare, LCH (Yeske, 2011). Il protocollo si applica a riproduttori infetti in forma acuta o endemica e normalmente inizia con la introduzione di tante scrofette quanto l'allevamento può contenere (Riempito), successivamente si interrompe la rimonta interna o esterna di scrofette o verretti fino a quando l'allevamento si possa definire stabile (Chiuso). Alla fine si effettua l'esposizione simultanea di tutti i soggetti adulti al virus residente di PRRS o al vaccino del virus vivo modificato (Omogeneizzazione): quest'ultimo punto si realizza una o due volte. Una variazione chiamata rimonta esterna (“off-site breeding”), consiste nel tenere un capannone separato dove si allevano e coprono le scrofette da rimonta negative, che saranno spostate alla riproduzione solo quando sarà stata confermata la stabilità, o le scrofette possono essere infettate con lo stesso ceppo utilizzato per omogeneizzare il parco riproduttori, esattamento nello stesso momento. I protocolli di biosicurezza ed il monitoraggio sono punti critici per assicurare l'introduzione del PRRSV in queste scrofette.

Figura 2. Esempio di procedimento e rilevamento del PRRSV in suinetti allo svezzamento durante la chiusura dell'allevamento.

Procedure ed identificazione del virus PRRS

La proporzione di suinetti positivi con PCR allo svezzamento comincia a decadere alcune settimane dopo l'omogenizzazione (Figura 2). In alcuni momenti durante la chiusura , probabilmente dopo 16 settimane, i suini non nascono viremici però si infettano durante la lattazione con un rapporto molto basso (Cano et al., 2008). Pertanto la biosicurezza interna per minimizzare la trasmissione nelle sale parto ed una segregazione efficace dei suinetti svezzati sono punti critici per completare l'eliminazione del PRRSV dall'allevamento. Uno studio recente dell'Università del Minesota ha rivelato che , dopo il momento della chiusura, gli allevamenti impiegano circa 30 settimane(12 a 43 settimane) per svezzare suinetti PCR-negativi in maniera consistente. Gli autori hanno riscontrato che il metodo di esposizione al virus ed il grado di infezione precedente influenzava significativamente il tempo necessario per la stabilizzazione (Linhares et al., 2012).

Con protocolli lievemente diversi, i veterinari del Nord America confidano nei metodi attuali per eliminare il PRRSV da un allevamento ; tuttavia, la domanda da un milione di dollari è che fare con le scrofette una volta eliminato il virus.

La rimonta deve essere negativa, vaccinata o deve essere infettata con virus residente?”.

La decisione sull'acclimatamento della rimonta per la PRRS può essere eccessivamente semplicistica in base al rischio di una nuova infezione nei riproduttori. Se si assume che questo rischio è in funzione della densità dei suini locali, la prevalenza del PRRSV della zona ed il livello di biosicurezza dell'allevamento, si possono presentare tre situazioni ed interventi potenziali:

Rishio Basso Medio Alto
Densità locale e prevalenza di PRRS Molto bassa Bassa-media Medio-alta
Infrastrutture di biosicurezza e protocolli Eccellenti Accettabili Scarse
Frequenza prevista di focolai di PRRS Rara Ogni 2 o 3 anni Ogni anno o più
Grado di infezione da PRRS dell'impresa Negativo Negativo-stabile Stabile-Positivo
Obiettivo di produzione Moltiplicatore esterno Moltiplicatore interno o commerciale Commerciale
Piano d'azione dopo un focolaio di PRRS Eliminazione Stabilizzazione Controllo
Diagnostica della PRRS in suinetti svezzati PCR/ELISA-negativo PCR-negativo PCR-negativo/positivo
PRRS nella rimonta esterna/seme Negativo Negativo Negativo
Periodo di quarantena della rimonta (settimane) 6 3 2
Inmunizzazione delle scrofette (acclimatazione) No Virus vivo-modificato e/o vivo-residente Virus vivo-modificato
Raffredamento delle scrofette (“cooling”) (settimane) No 14 No

Negli allevamenti situati in zone con bassa densità e/o poca prevalenza e con una biosicurezza adeguata, l'eliminazione del PRRSV è indicata. Quando l'introduzione della malattia è sporadica e l'obiettivo è produrre suini negativi, la rimonta può essere negativa e si può monitorare mediante un programma di vigilanza esaustivo. Da un altro lato, le conseguenze di un focolaio di PRRS in un allevamento negativo sono spesso significativamente più gravi rispetto agli allevamenti precedentemente esposti: l'immunizzazione delle scrofette da rimonta in allevamenti con rischio moderato-alto è molto raccomandabile. Nonostante la mancanza di conoscenze sulla protezione eterologa completa nei riproduttori e la difficoltà di prevedere il prossimo ceppo di PRRSV , studi recenti mostrano che l'immunità precedente non solo riduce il tempo necessario per raggiungere la stabilità ma anche per recuperare il livello di produttività precedente all'infezione e minimizzare le perdite produttive durante il focolaio (Linhares et al., 2012).

Nonostante l'esposizione delle scrofette alle scrofe vecchie, suinetti viremici o tessuti, siano metodi di acclimatazione proposti, la difficoltà per deterimare le dosi ed il tempo di infezione limita seriamente l'uso di questa strategia. L'iniezione del virus selvaggio nelle scrofette da riproduzione è una pratica abituale, uguale all'uso di vaccini vivi modificati. La gravità dei sintomi clinici e la capacità del procedimento per raggiungere una esposizione efficace, però evitando l'entrata di scrofette viremiche, deve essere valutata nella decisione di utilizzo o di virus selvaggio o di virus vivo modificato. La fase di raffreddamento del periodo di addattamento in una scrofaia stabile deve essere di almeno 100 giorni quando si lavora in sistema tutto pieno-tutto vuoto per evitare la ricircolazione del virus in allevamento. Quando il rischio di infezione è elevato, la possibilità di "chiusura" dell'allevamento ad animali da fuori, ogni volta che entra un nuovo virus PRRS, è complicata. In questi casi la decisione più efficiente è la massimizzazione dell'immunità e la minimizzazione dell'esposizione attraverso l'uso intenso della vaccinazione delle scrofette all'arrivo e un mese dopo, oltre che la vaccinazione dei suinetti allo svezzamento.

Il risultato desiderato del management strategico delle scrofette da rimonta a livello aziendale è la minimizzazione delle perdite economiche causate dalla PRRS. Una misura aggiuntiva per il successo del metodo è calcolare per quante settimane si svezzano suinetti PCR negativi per ogni allevamento della filiera. I suinetti negativi hanno migliori performances rispetto a quelli positivi, anche se alloggiati in aree ad elevata prevalenza di virus PRRS, contando sul fatto che la vaccinazione dei suinetti negativi permetterà lo sviluppo di una certa immunità prima dell'eventuale infezione.

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