ANAS: rapporto OECD/FAO 2012, previsioni sul mercato mondiale delle carni

. Costi di produzione elevati: i costi di produzione si mantengono elevati per tutte le carni, soprattutto a causa dei prezzi di cereali, energia, trasporto e stoccaggio;

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Secondo il rapporto OECD/FAO 2012, le prospettive per il mercato mondiale della carne fino al 2021 sono le seguenti:

1. Costi di produzione elevati: i costi di produzione si mantengono elevati per tutte le carni, soprattutto a causa dei prezzi di cereali, energia, trasporto e stoccaggio;

2. Prezzi al consumo elevati: il rapporto evidenzia che il forte aumento dei prezzi dei cereali registrato negli ultimi cinque anni si sta ora spostando lungo la catena di mercato e, fatta eccezione per il pollame, si ripercuote sui prezzi delle carni. I prezzi si manterranno elevati per tutto il prossimo decennio (+11% per le carni bovine, +17% per le carni suine e +4% per le carni ovine rispetto alla media dei prezzi registrati negli ultimi tre anni 2009-11);

3. Produzione in crescita moderata: l'aumento dei costi di produzione rallenterà la crescita della produzione. La produzione di carne bovina e ovina è prevista in aumento dell’1,8% in media all’anno, mentre la produzione di carne suina aumenterà in media dell’1,4% all’anno. Per le carni di pollame è invece prevista una crescita più rapida stimata in media nella misura del 2,2% annuo. La produzione di carne è cresciuta circa il 300% negli ultimi 50 anni ed il settore è considerato tra quelli a più rapida crescita, soprattutto a causa di redditi crescenti e dell'occidentalizzazione delle diete in molte economie emergenti. Negli ultimi 50 anni, la consistenza mondiale del bestiame è invece cresciuta del 57% per i bovini, del 137% i suini, del 400% il pollame e del 49% gli ovini;

4. Concentrazione della produzione: le economie di scala determineranno una concentrazione della produzione in unità aziendali più grandi, non solo nei paesi sviluppati, ma anche nei paesi in via di sviluppo;

5. Consumo di carne: nei prossimi anni continuerà a crescere ed il pollame rappresenterà la quota più rilevante dei consumi mondiali di carne (fa eccezione l'Europa dell'Est dove il consumo di carne rossa ha ancora un notevole potenziale di crescita). Nei Paesi in via di sviluppo il paniere delle carni scelte dai
consumatori è eterogeneo e si compone per il 62% di pollame, per il 19% di carne suina, per il 13% di carni bovine, e per il 6% di carni ovine;

6. Commercio mondiale: la crescita del commercio mondiale di carni suine sarà modesta fino al 2021, ma bisogna aspettarsi alcuni cambiamenti nella dinamica degli scambi commerciali: il mercato nordamericano sarà in maggiore espansione rispetto al resto del mondo; le esportazioni dal Brasile, che fino ad oggi sono state in rapida espansione, rallenteranno a causa di un aumento dei consumi domestici e per le persistenti problematiche sanitarie. La situazione in Cina, dove è prodotta e consumata la metà della carne suina del mondo, non dovrebbe cambiare nel corso del periodo e sembra che le politiche del governo cinese continueranno a sostenere la produzione di carne di maiale. La crescita delle esportazioni da parte dell'Unione europea sarà esigua anche a causa dei mutamenti registrati nel settore produttivo che ha dovuto adeguarsi alle disposizioni sulla stabulazione delle scrofe in vigore dal 1° gennaio 2013.

Alcuni eventi macroeconomici potrebbero cambiare le previsioni fatte nel rapporto. La situazione del mercato dei mangimi sarà determinante, ma avranno importanza anche altri aspetti, come l’effettiva adesione della Federazione Russa all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Anche il verificarsi di eventi
imprevisti in Cina potrebbe determinare un aumento straordinario delle importazioni di carni suine da parte di quel Paese, con inevitabili ripercussioni sui mercati internazionali. Nel Nord Africa e in Medio Oriente, grandi importatori di carni ovine, di pollame e di manzo, la variazione dei prezzi ed i disordini civili possono
avere un forte impatto sul commercio mondiale delle carni. Anche il verificarsi di epidemie può condizionare il mercato: la presenza endemica di alcune malattie sul territorio di alcuni Paesi definisce gli equilibri commerciali a livello mondiale. Infine, nel rapporto si ricorda che i costi ambientali sono in aumento per la
produzione di tutte le carni.

Associazione Nazionale Allevatori Suini/Osservatorio Nazionale 26 febbraio 2013 http://www.anas.it

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