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Gestione di eventi di morsicatura delle code in un allevamento di suini a coda non tagliata

La mortalità media si alzò di +2,5% a causa di animali che avevano mostrato mieliti ed infezioni ascendenti lungo la colonna vertebrale...

Lunedì 2 Luglio 2018 (14 giorni fa)
lunitaR. Cubillosmartin.mvzhendrik jan M.Viscarelli

Nell’ottica di rispettare la legislazione europea corrente sul benessere del suino (2008/120/EC), un’azienda intensiva multisito con 1200 scrofe in banda trisettimanale ha deciso di interrompere il taglio della coda su tutta la produzione destinata al suino pesante (peso di macellazione circa 170 kg). Il sito che maggiormente ha manifestato difficoltà manageriali dopo questa scelta è stato lo svezzamento, localizzato in un’area diversa rispetto alla scrofaia e separato dall’ingrasso. La struttura in oggetto ha caratteristiche molto comuni tra i siti di svezzamento convenzionali, presentando una pavimentazione a grigliato in plastica (a norma di legge), box da circa 60 animali, una ventilazione forzata, ed un’alimentazione secca sfarinata ad libitum. Ciascuna banda, composta da circa 1800 suini, viene accasata a circa 7 kg di peso osservando il tutto pieno-tutto vuoto, e lo spazio a disposizione per ciascun animale è mantenuto nei limiti di legge considerando che lo spostamento verso l’ingrasso avviene circa a 30 kg di peso (vedi tabella 1).

Tabella 1. Riassunto delle superfici libere a disposizione di ciascun suino nella fase
di svezzamento e magronaggio secondo la legislazione europea (2008/120/EC).

Superficie minima per legge Fascia di peso del suino
0,15 mq Inferiore a 10 kg
0,20 mq Compreso tra 10 e 20 kg
0,30 mq Compreso tra 20 e 30 kg
0,40 mq Compreso tra 30 e 50 kg

La mortalità media del sito è circa del 3,5%, e gli animali sono sistematicamente vaccinati sottoscrofa per Mycoplasma e PCV2. Viene inoltre eseguita la vaccinazione per Aujeszky come da protocollo nazionale.

Sebbene gli animali avessero già delle catene e degli oggetti in plastica per terra come arricchimento ambientale, al momento dell’interruzione del taglio delle code è stato inserito un arricchimento aggiuntivo, rappresentato da tronchetti di legno agganciati ad una catena di metallo con dischetti di plastica appesi al soffitto in almeno due punti centrali del box, in modo da poter essere raggiunti dal maggior numero di animali possibile. La catena ed i tronchetti arrivavano a sfiorare il terreno per essere accessibili fino in basso senza però sporcarsi.

Insorgenza del fenomeno di cannibalismo della coda e conseguenze sulla produzione

Già nel primo ciclo di animali a coda lunga, erano insorti problemi di morsicatura della coda a circa 15 kg di peso. Problemi che si esacerbavano e perduravano fino allo spostamento degli animali in magronaggio, per poi esaurirsi nell’arco di poco tempo. All’insorgenza del problema, in breve tempo si osservava il moltiplicarsi di lesioni alla coda, fino ad arrivare a prevalenze di poco inferiori al 30% animali con ferite gravi caratterizzate da sangue e croste, evidenti infezioni ed in molti casi la perdita di ingenti quantità di tessuto che determinava la riduzione in lunghezza della coda (Figura 1).

Figura 1. Una lesione grave in un suino di circa 15 kg in cui vi è stata addirittura la perdita di un parte di coda.
Figura 1. Una lesione grave in un suino di circa 15 kg in cui vi è stata addirittura la perdita di un parte di coda.

La distribuzione del fenomeno sembrava assolutamente casuale nelle diverse stanze e nei diversi box. Molto spesso accadeva che nella stessa stanza, tra due box adiacenti e apparentemente identici tra loro, uno presentasse il problema con gravissima intensità mentre l’altro no. Ad una prima analisi, i parametri produttivi (mortalità, incremento di peso, resa) dello svezzamento erano rimasti invariati dall’evento di morsicatura, se non per un lieve aumento dei costi legati al trattamento antibiotico inevitabilmente associato alla presenza delle lesioni. Tuttavia, sebbene il fenomeno si fosse completamente risolto con lo spostamento degli animali nel magronaggio, delle perdite più evidenti si presentarono proprio nelle fasi di magronaggio ed ingrasso. In particolare, la mortalità media di queste ultime due fasi di accrescimento si alzò di +2,5% a causa di animali che, anche a distanza di settimane dall’evento di morsicatura acuto, avevano mostrato mieliti ed infezioni ascendenti lungo la colonna vertebrale tale da avere compromessa la deambulazione, da parziale fino a totale. Oltre agli animali che, per questo motivo, non era stato possibile caricare sul camion per il trasporto verso il macello, anche animali macellati clinicamente sani e senza alcun segno apparente mostrarono ascessi lungo la colonna vertebrale tali da richiedere la rifilatura anche di importanti parti della carcassa (Figura 2).

Figura 2. Ascesso localizzato lungo la colonna vertebrale dovuto ad infezione ascendente a seguito di lesione alla coda, ormai esternamente cicatrizzata.
Figura 2. Ascesso localizzato lungo la colonna vertebrale dovuto ad infezione ascendente a seguito di lesione alla coda, ormai esternamente cicatrizzata.

Identificazione della causa

La morsicatura della coda è un comportamento a causa multifattoriale, e dunque originato da una condizione di stress potenzialmente connessa ad una moltitudine di cause. Basandosi sulle linee guida messe a disposizione dalla Comunità Europea tramite il report EFSA 2007 (The risks associated with tail biting in pigs and possible means to reduce the need for tail docking considering the different housing and husbandry systems, disponibile on-line), è stata fatta un’analisi dei fattori di rischio presenti in azienda che potevano essere i maggiori responsabili dei fenomeni di cannibalismo. Si riportano di seguito solo i principali cinque fattori di rischio (vedi report EFSA 2007 per elenco completo).

1. Qualità dell’aria e del microambiente

L’interazione tra l’insorgenza di cannibalismo e i parametri di aria e microambiente è complessa, perché coinvolge anche fattori legati alla stagionalità e al clima. Tuttavia si può semplificare sottolineando l’importanza di una corretta velocità e direzione del flusso dell’aria all’interno del capannone. Le correnti d’aria infatti, se direzionate accidentalmente sugli animali, possono portare a nervosismo anche se quasi impercettibili (velocità >0,2 m/sec). Allo stesso tempo però, la ventilazione va mantenuta a livelli sufficienti per garantire il ricambio dell’aria e l’ossigenazione degli ambienti. Nell’azienda in questione è stata quindi effettuata una verifica dei flussi tramite fumogeni e la quantificazione dei gas nocivi (CO2 e ammoniaca) tramite strumentazione apposita, senza peraltro trovare alcuna non conformità.

2. Competizione per le risorse

Un elemento estremamente stressante all’interno di un gruppo di animali è la mancanza di accesso alle risorse per tutti, in particolare a quelle alimentari. In caso di scarsità di posti per l’alimentazione infatti, vi accedono solo gli animali più grossi o gerarchicamente più affermati, creando uno stato di frustrazione nei soggetti subordinati. Non a caso, spesso gli animali morsicatori sono i più piccoli del gruppo, che aggrediscono posteriormente i compagni di box al truogolo. Anche questo aspetto non rappresentava un fattore di rischio nell’allevamento in oggetto (vedi tabella 2 per i parametri di riferimento per l’accesso alle risorse).

Tabella 2. Parametri di riferimento per l’accesso alle risorse (da Managing Pig Health, 2nd edition).

Acqua
Tipo di beverino Alimentazione razionata Alimentazione ad libitum
Succhiotto 1:10 1:15
Vaschetta 1:20 1:30
Alimento
Peso suino Alimentazione razionata Alimentazione ad libitum
5 100 mm 75 mm
10 130 mm 33 mm
15 150 mm 38 mm
35 200 mm 50 mm

3. Densità di allevamento

È forse uno tra i parametri più importanti per la corretta prevenzione della morsicatura della coda. Chiaramente più spazio hanno a disposizione gli animali, e minore sarà il rischio di insorgenza di cannibalismo. La riduzione della densità è un intervento però che ha ripercussioni economiche anche piuttosto pesanti a livello aziendale, in quanto diminuisce il numero di suini prodotti per anno con le stesse strutture e gli stessi costi fissi. Nell’azienda oggetto del presente caso clinico, la densità di allevamento era mantenuta entro gli standard di legge (tabella 1). Tuttavia, ad un’analisi più accurata, alla fine della fase di svezzamento i ritardi nello spostamento verso il sito di magronaggio erano frequenti, e quasi sempre si era costretti a tenere gli animali a 0,30 mq/capo anche oltre la fascia di peso raccomandata (compresa tra 20 e 30 kg). Identificato il problema, lo spostamento dei cicli successivi è stato pianificato con più attenzione.

4. Arricchimenti ambientali

Aspetto così importante da essere stato oggetto di un secondo report EFSA nel 2016 (Best practices with a view to the prevention of routine tail-docking and the provision of enrichment materials to pigs, disponibile on-line). Il tronchetto con la catena è considerato subottimale per il suino in quanto è solo parzialmente edibile (commestibile) e non è investigabile (il suino non può esprimere il suo comportamento naturale di grufolare). Si è deciso dunque di fornire a tutti gli animali della paglia all’interno di una rastrelliera di metallo agganciata al muro o appesa al centro del box, rendendola disponibile sempre. Per ridurre il rischio di intasamento del grigliato e dei sistemi di allontanamento dei reflui, e per garantire l’investigabilità della paglia caduta a terra, sotto la rastrelliera è stato posizionato un tappetino fissato al suolo (Figura 3).

Figura 3. La paglia è stata fornita agli animali all’interno di una rastrelliera, con un tappetino ancorato sotto per creare una zona di grufolamento.
Figura 3. La paglia è stata fornita agli animali all’interno di una rastrelliera, con un tappetino ancorato sotto per creare una zona di grufolamento.

5. Gestione degli animali problema

La formazione del personale è fondamentale. Infatti, diventa di vitale importanza imparare a riconoscere il morsicatore il più precocemente possibile per isolarlo dal gruppo. Solitamente il fenomeno di morsicatura inizia con un unico animale più nervoso che aggredisce per primo. Se si riesce a bloccare immediatamente questo animale, spesso la situazione si argina da sola. Diversamente, se il numero e la gravità di lesioni alla coda nel box aumenta, anche altri animali iniziano a morsicare, sia perché attratti dal sangue vivo sulle code sia per imitazione dei compagni. Il personale acquisisce dunque un’importanza ancor maggiore del normale nella prevenzione, e deve diventare anche uno scrupoloso osservatore. L’azienda ha dunque seguito un percorso di formazione continua.

Situazione a distanza di due anni

Gestire degli animali a coda lunga in un allevamento convenzionale non è per nulla facile, anzi! Tuttavia non è nemmeno impossibile. L’inserimento di un corretto arricchimento ambientale e la sua corretta gestione malgrado la pavimentazione a grigliato, la maggiore cura nell’osservare i limiti di densità, e la formazione continua del personale hanno permesso di raggiungere un buon equilibrio tra produttività aziendale e benessere degli animali nell’azienda in oggetto, anche se il peso finale di macellazione è elevato (170 kg).

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Commenti sull'articolo

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calavetVeterinario12-Lug-2018 (4 giorni fa)

Nutrition can play an important role.
Enhancing serotonin and scfa production, modulating the microbiome allows to manage the aggressiveness of pigs.
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2017.01298/full
https://www.nature.com/articles/s41579-018-0014-3
Role of short chain fatty acid receptors in the gastrointestinal tract and their potential involvement in appetite control
Thesis submitted in accordance with the requirements of the University of Liverpool
for the degree of Doctor of Philosophy Darren Hamilton Weatherburn
April 2015 Supervisor: Prof Soraya Shirazi-Beechey

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