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Quando 1+1 è maggiore di 2: Interazioni che causano il Complesso Respiratorio Suino (PRDC) (2/3)

In questa seconda puntata, Cano e Segalés discutono gli strumenti per rilevare la PRDC negli allevamenti, i fattori che influenzano il loro sviluppo ed il ruolo della vaccinazione...

5. Quali sono gli strumenti più utili per rilevare la PRDC negli allevamenti?

Una volta definita la strategia diagnostica, il passo successivo è la sorveglianza, ed è qui che molti allevamenti falliscono. Come ha affermato Cano: "Se aspetti che i suini tossiscano, è già troppo tardi" (“If you’re waiting for pigs to cough, you’re already late.”). L'obiettivo non è solo diagnosticare la PRDC una volta che è visibile, ma anche individuare i primi segnali che qualcosa sta bollendo in pentola.

Segalés e Cano hanno condiviso diversi strumenti e strategie pratiche per monitorare in modo proattivo la PRDC:

  • Autopsia di routine con monitoraggio delle lesioni: Non si tratta solo di eseguire autopsie, ma di individuare i cambiamenti nel tempo. Monitorare la gravità e l'andamento delle lesioni può aiutare a identificare tendenze emergenti o cambiamenti nella pressione dei patogeni molto prima che si trasformino in focolai clinici.
  • Sistemi di punteggio per le lesioni polmonari: L'utilizzo di un sistema di punteggio coerente per tutti i lotti (sia al macello che in allevamento) fornisce dati quantificabili. Segalés ha sottolineato che il punteggio delle lesioni non è solo a scopo di ricerca: “È uno dei pochi strumenti sul campo che fornisce informazioni oggettive sulle prestazioni del programma di controllo.”.
  • Monitoraggio delle curve di crescita e dei tassi di trattamento: Un lieve calo dell'incremento medio giornaliero o un aumento dell'uso di trattamenti iniettabili spesso precedono la malattia clinica. Se osservati con sufficiente attenzione, i numeri parlano prima dei polmoni.
  • Programmi di sorveglianza attiva: I test PCR su fluidi orali, tamponi nasali mirati o campioni aggregati possono fornire indicazioni precoci sull'attività dei patogeni. Questi strumenti sono particolarmente utili nei sistemi di grandi dimensioni, dove l'individuazione precoce dei patogeni circolanti può prevenirne la diffusione su larga scala.

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6. Quali fattori influenzano lo sviluppo della PRDC?

La PRDC non nasce dal nulla. Secondo Cano, “Gli agenti patogeni sono ovunque: è l'ambiente a decidere chi si ammala”. Per questo, 2 allevamenti con infezioni simili possono avere risultati completamente diversi.

Segalés e Cano hanno sottolineato che la PRDC si nutre non solo di agenti patogeni, ma anche delle condizioni che consentono loro di causare danni. Quando il sistema è già sotto stress, anche infezioni lievi possono trasformarsi in malattie gravi.

Le cause principali sono elencate di seguito:

  • Produzione in condizioni di alta densità: Cano ha affermato chiaramente: “Se i suini sono stipati insieme come sardine, non c'è da stupirsi che le malattie si diffondano a macchia d'olio”. Un'elevata densità di animali aumenta il contatto diretto, la trasmissione di aerosol e lo stress generale, fattori che favoriscono i patogeni respiratori.
  • Cattiva ventilazione: Un colpevole comune. Quando il flusso d'aria è inadeguato, gas come ammoniaca e CO₂ si accumulano, danneggiando le vie aeree e indebolendo le difese immunitarie locali. In inverno, ridurre la ventilazione per conservare il calore spesso causa problemi che possono passare inosservati.
  • Fluttuazioni di temperatura: Gli sbalzi di temperatura improvvisi (soprattutto tra il giorno e la notte) alterano la termoregolazione dei suini, indebolendo la loro capacità di rispondere ai patogeni. Segalés ha osservato che i giovani suini in svezzamento sono particolarmente vulnerabili a questi cambiamenti, soprattutto quando cambiano ambiente o durante il periodo di svezzamento.
  • Fattori di stress: Il trasporto, lo svezzamento, la manipolazione e la mescolanza degli animali sono fattori che attivano l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, sopprimendo il sistema immunitario. Anche lo stress da caldo estivo può esacerbare le malattie respiratorie.
  • Mescolare animali di età diverse: Quando suini di diverse dimensioni o con background immunitario diverso vengono mescolati, i suini più anziani possono trasmettere agenti patogeni in modo asintomatico, mentre i suini più giovani hanno difficoltà a sviluppare una risposta immunitaria efficace. Cano lo ha descritto come "giocare una partita di football in cui una squadra indossa il casco e l'altra no".
  • Sistemi a flusso continuo: Questo è un fattore importante. Nei sistemi a flussi continui, i suini appena arrivati ​​entrano prima che l'ambiente sia stato pulito e asciugato, consentendo ai patogeni di persistere e reinfettare i nuovi arrivati. Segalés ha sottolineato che «Se il sistema non viene mai resettato, il ciclo non si interrompe mai»(if you never reset the system, you never break the cycle).

In definitiva, l'ambiente dell'allevamento amplifica o inibisce la PRDC. Pertanto, la gestione della ventilazione, della densità di allevamento e della progettazione del flusso non è solo una questione di comfort, ma una strategia di controllo delle malattie.

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7. La vaccinazione può prevenire la PRDC?

Sì, ma non da sola. Questo è stato il messaggio chiaro sia di Cano che di Segalés. Cano ha affermato: “La vaccinazione è uno strumento, non un trucco magico”. Non è possibile ricorrere alla vaccinazione per risolvere una gestione inadeguata o un flusso produttivo carente. Entrambi hanno insistito sul fatto che i vaccini sono essenziali, in particolare contro agenti virali primari come PRRSV, IAV e Mycoplasma hyopneumoniae, ma la loro efficacia dipende da 3 fattori chiave:

  • Sapere cosa sta circolando: Prima di progettare un programma di vaccinazione, è necessario sapere quali agenti patogeni sono presenti, come si comportano nel flusso di produzione specifico e quale immunità è già presente nell'allevamento. Segalés ha messo in guardia contro "programmi di vaccinazione generalizzata-a tappeto che non hanno ricevuto un rapporto diagnostico negli ultimi tre anni" (“blanket vaccine programs that haven’t seen a diagnostic report in three years.”).
  • Tempistica e strategia: Non si tratta solo di cosa vaccinare, ma anche di quando. Se vacciniamo troppo presto, possiamo interferire con gli anticorpi materni; se vacciniamo troppo tardi, il virus è già in circolazione. Cano ha sottolineato che la vaccinazione generalizzata dei suinetti senza flussi separati spesso finisce per essere più dannosa che benefica, creando un falso senso di sicurezza.
  • Combinazione con il management: Questo era forse il suo punto più importante: la vaccinazione deve essere accompagnata da biosicurezza, monitoraggio e un flusso di lavoro disciplinato. Cano è stato chiaro: "Se si vaccinano e poi si mescolano suini di età e flussi diversi, si spreca il lavoro svolto". Una buona strategia di vaccinazione è inutile se i suini sono stressati, hanno una scarsa ventilazione o sono costantemente esposti a nuove fonti di infezione.

Per quanto riguarda i vaccini batterici (APP o Pasteurella), i relatori ci hanno ricordato che dovrebbero essere utilizzati in modo selettivo e solo dopo averne confermato l'efficacia in allevamento attraverso la valutazione delle lesioni e i test di laboratorio.

In sintesi: la vaccinazione può ridurre significativamente l'impatto della PCR, ma solo se basata sulla diagnosi, somministrata al momento giusto e inserita in una strategia di controllo più ampia. Come ha affermato Segalés: "I vaccini fanno parte dell'orchestra, ma non suonano da soli".

Redacción 333

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