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mEAT Quality: relazione tra estensività dell’allevamento e qualità delle carni suine

Lunedì 23 febbraio 2026, ore 10:30 presso SANA Food alla Fiera di Bologna è stato presentato il progetto mEAT Quality da parte del CRPA e SSICA...

28 Febbraio 2026
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Avviato nell’ottobre 2021 e oggi prossimo alla conclusione, il progetto – finanziato dall’UE – si propone di sviluppare modelli innovativi di produzione in grado di conciliare le aspettative sociali, le istanze ambientali e la sostenibilità economica delle aziende agricole e dell’intera filiera. L’approccio adottato è multidisciplinare e integra aspetti zootecnici, qualitativi, nutrizionali ed economici.

Al centro dell’analisi vi sono le variabili tipiche dei sistemi estensivi: maggiore disponibilità di spazio, scelta genetica orientata alla rusticità, strategie alimentari mirate e arricchimento ambientale. Tali elementi vengono messi in relazione con parametri oggettivi di qualità della carne, quali caratteristiche organolettiche, profilo nutrizionale, sicurezza alimentare e tracciabilità.

Le sperimentazioni condotte nei diversi Paesi partner, tra cui l’Italia, hanno evidenziato il ruolo determinante della genetica. In particolare, le prove realizzate sul territorio italiano hanno messo a confronto razze autoctone quali Cinta Senese e Mora Romagnola con genotipi convenzionali. I risultati hanno evidenziato, nelle razze locali, caratteristiche qualitative distintive, tra cui migliori parametri di sgocciolamento e un profilo degli acidi grassi più favorevole. Tali vantaggi si accompagnano tuttavia a performance produttive differenti, con pesi finali inferiori e tempi di allevamento più lunghi, elementi che incidono sull’equilibrio economico del sistema.

Per garantire la credibilità del sistema estensivo e rafforzare la fiducia del mercato, sarà necessario approfondire strumenti analitici avanzati capaci di certificare l’origine del prodotto. Tra le prospettive future si inserisce l’utilizzo del rapporto isotopico e dell’analisi degli elementi minerali, tecniche che consentono di ricavare informazioni sull’acqua di abbeverata, sull’area geografica di produzione e sulla stagionalità dell’allevamento. Tali metodologie potrebbero costituire, in futuro, un valido supporto per l’etichettatura e per la tutela dell’origine europea, offrendo al consumatore maggiori garanzie sulla provenienza reale di ciò che arriva sulla tavola.

A cura della Drssa Irene Calisti.

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