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PSA (peste suina africana): le mosche possono trasmettere il virus ai suini?

Mosca de establo (Stomoxys calcitrans)
Mosca de establo (Stomoxys calcitrans)

Enric Marco commenta le implicazioni pratiche di un recente articolo che studia la trasmissione della PSA attraverso l'ingestione di mosche...

Venerdì 12 Ottobre 2018 (8 giorni fa)
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Articolo commentato
Olesen AS, Lohse L, Hansen MF, et al. Infection of pigs with African swine fever virus via ingestion of stable flies (Stomoxys calcitrans). Transbound Emerg Dis. 2018;00:1–6. https://doi.org/10.1111/tbed.12918
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Commento

Dopo gli ultimi casi diagnosticati di peste suina africana (PSA) in Belgio, forse è un buon momento per rivedere i programmi di biosicurezza nei nostri allevamenti , pertanto, è imprescindibile conoscere quali sono le vie di contaminazione. Si è sempre detto che la PSA sia meno contagiosa rispetto alla peste suina classica. E' una malattia che viaggia a grandi distanze grazie all'uomo ed i casi più recenti in Europa, grazie ai cinghiali. Sangue e carni contaminate sono i principali veicoli quando sono ingerite da animali indenni. Nonostante le brevi distanze, il contatto diretto è il responsabile delle infezioni...

L'articolo è interessante dato che mette in risalto la possibilità che siano le mosche a poter veicolare il virus nel caso fossero ingerite. L'articolo riesce ad infettare suini alimentati con mosche che a loro volta si erano alimentate con suini ammalati. Certo è che per poter riprodurre l'infezione si deve offrire ai suini una quantità importante di mosche (20) e di mosche che normalmente non si muovono al di fuori dell'allevamento, per cui, potrebbero giocare un ruolo nella diffusione interna, ma non tra allevamenti. Eppure, la possibilità che insetti di maggiori dimensioni e più "viaggiatori", come i tafani, possano alimentarsi di cinghiali morti nelle vicinanze di un allevamento e di seguito essere ingeriti dai suini domestici, ci pone nuove sfide di biosicurezza. Avere gli allevamenti recintati e puliti nella loro parte periferica, per evitare l'entrata di animali selvatici, è importante per avere una buona biosicurezza, come avere anche il cassone dei morti su pavimentazione cementata ed isolato per poter applicare una buona e facile disinfezione, in buone condizioni di manutenzione e naturalmente sigillati...

Resta da dire che in questi momenti, dopo aver eseguito una necroscopia, è importante poter eliminare i residui e disinfettare l'area per evitare che rimangano residui di sangue. La mancanza di igiene durante la necroscopia è uno degli elementi che permette la diffusione, nel caso il suino fosse infetto.

Le buone pratiche di biosicurezza devono essere sempre aggiornate, in fasi di acque calme, quando si può progettare affinchè funzionino correttamente quando sarà realmente necessario...

Riassunto dell'articolo commentato
Olesen AS, Lohse L, Hansen MF, et al. Infection of pigs with African swine fever virus via ingestion of stable flies (Stomoxys calcitrans). Transbound Emerg Dis. 2018;00:1–6. https://doi.org/10.1111/tbed.12918

Cosa si studia?
Questo studio danese è stato realizzato per trovare nuove fonti di trasmissione del virus della PSA che possano spiegare la comparsa della malattia in zone ad elevata biosicurezza nell'Europa dell'Est. Si cercò di riprodurre la trasmissione tramite l'ingestione di mosche (Stomoxys calcitrans) contaminate.

Come si è studiato?

Sono stati utilizzati 12 suini SPF di 8-9 settimane di età, suddivisi in 3 gruppi di 4 capi ed alloggiati separatamente. Il gruppo 1 fu inoculato oralmente con sangue proveniente da un suino infetto. Il gruppo 2 fu ugualmente inoculato oralmente mediante l'ingestione di un'omogeneizzato di mosche (Stomoxys calcitrans). Ad ogni suino del gruppo 3 fu somministrata una capsula che conteneva 20 mosche intere.

Tutte le mosche utilizzate erano selvatiche (catturate con una rete) e sono state alimentate con sangue contaminato con una titolazione pari a 5,8 5 log10 TCID50/ml, appena prima di essere uccise per il congelamento. Si verificò l'ingestione tramite osservazione visiva con un microscopio stereoscopico dell'addome. Ricerche precedenti avevano già dimostrato che potesse essere un metodo efficace per contaminare le mosche. Sono stati raccolti campioni di sangue da tutti i suini ai giorni 0, 2, 4, 6, 8, 10, 12, 14 e 16 post-inoculazione, poi analizzati mediante PCR quantitativa in tempo reale ed ELISA.

Quali furono i risultati?

Sono stati rilevati due diversi tempi di infezione, in base ai segni clinici ed alla rilevazione della viremia. All'interno di ciascun gruppo, il ritardo dell'infezione in alcuni suini ha indicato che solo il 25% (gruppo 1) e il 50% (gruppi 2 e 3) sono stati infettati con l'ingestione orale del virus, mentre il resto dei suini probabilmente si è infettato con il contatto diretto con i suini infetti nei loro gruppi. Il resto dei suini cominciò a mostrare segni clinici di infezione e divennero viremici, 5-8 giorni dopo, rispetto a quelli che erano stati infettati dall'ingestione orale del virus.

Che conclusioni si traggono da questo lavoro?

I risultati indicano che, oltre al ruolo di S. calcitrans come vettore meccanico del PSAv attraverso il mangime (Mellor et al., 19897), l'infezione può verificarsi anche dopo l'ingestione di queste mosche. I suini sono stati infettati dopo l'ingestione di 20 mosche alimentate con sangue infetto. Può sembrare un numero molto elevato per una ingestione casuale, ma è necessaria una dose relativamente alta di PSAv per stabilire l'infezione per via orale (Howery et al., 2013). Probabilmente, non è un rischio molto alto per le trasmissioni a lunga distanza, ma questa rotta potrebbe spiegare la trasmissione a breve distanza all'interno dell'allevamento.

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